Islanda on the road in 10 giorni

Se state valutando l’idea di partire per l’Islanda e siete a caccia di idee e di consigli, siete approdati nel luogo giusto! Sono pronta a condividere con voi la mia esperienza, durata dieci giorni nella Terra del ghiaccio e del fuoco, dei troll e dei giganti, delle luci danzanti nel cielo e delle calde sorgenti geotermali.

Nell’articolo precedente troverete consigli utili per quanto riguarda i voli, i visti , il noleggio dell’auto e il clima, ma qui voglio mostrarvi l’itinerario che io e la mia compagna di zaino abbiamo percorso, che ci ha tolto il fiato dal primo all’ultimo chilometro e che, improvvisando e andando all’arrembaggio è perfettamente riuscito. Pronti…. zaino in spalla, si parte!

~ Consiglio di atterrare a Reykjavik in mattinata per avere tutto il giorno disponibile. I controlli all’aeroporto sono veloci e appena usciti seguite le indicazioni per gli autonoleggi: una navetta che passa ogni 15 minuti vi porterà esattamente di fronte al vostro Rental.

Reykjanesbær



Prese le chiavi e controllate le condizioni dell’auto, rilassatevi….. Prendete coscienza di essere in Islanda e respirate a pieni polmoni una grossa boccatona di aria pulita! Il primo impatto con questa terra lo avrete esplorando la Penisola di Reykjanes, dove si trova la cittadina portuale (e l’aeroporto) di Keflavík. Fuori dal finestrino osserverete distese infinite di nere formazioni vulcaniche, soffice muschio verde e scorci dell’azzurrissimo oceano.

Visitate il faro di Garður, rubate qualche scatto alla pittoresca chiesetta nera di Sandgerði, passeggiate sul Brúin milli heimsálfa, il ponte che sovrasta il canyon creato dalla separazione delle due placche tettoniche dell’America e dell’Eurasia. Terminate il giro percorrendo la strada che porta a Grindavík, lasciatevi incantare dal panorama sul mare e i suoi aguzzi scogli abitati da stormi di uccelli chiassosi, infine passeggiate tra i bianchi sbuffi del terreno causati da un’intensa attività geotermale.

Dopo questa meravigliosa escursione, con cui avete rotto il ghiaccio, siete pronti per raggiungere Reykjavik e finalmente riposare un pò.. Bhe.. Non prima di aver dato un occhiata in giro!

Reykjavìk



Reykjavik è una città viva, colorata e pittoresca. Non perdetevi la visita di Hallgrímskirkja, la chiesa ispirata alle colonne di basalto dell’Islanda orientale. Potrete anche salire fino in cima e godervi una vista spettacolare. Arrivate sul mare e scendete ad ammirare la leggendaria Sun Voyager, la famosa scultura metallica di Árnason. Non dimenticate di assaggiare uno dei più famosi hotdog del mondo al Bæjarins Beztu, un’istituzione ormai nella capitale, dopodichè fate un salto al laghetto di Tjörnin e rilassatevi osservando i meravigliosi cigni insieme ai bimbi che affollano le rive per lanciare del pane secco alle paperelle che accorrono in massa.

Ora è giunto il momento di riposare. Consiglio un ostello: il B14 Hostel. Quando prenotate vi verranno inviati i codici per la porta all’esterno e per la camera. Pro: pulito, accogliente, caldo, inoltre potrete arrivare quando preferite. Contro: manca un pò quel magico rapporto che si viene a creare di solito negli ostelli tra ospiti e gestori.

Il giorno seguente è stato il giorno in cui ci siamo lanciate alla scoperta della penisola dello Snæfellsnes. La prima tappa è stata la Lava Cave di Vidgelmir. Ogni due ore partono escursioni di facile percorrenza all’interno della grotta, dove vi si prospetta un panorama surreale, fatto di deformazioni con le sfumature dei bruni e dei rossi, cristalli di ghiaccio luccicanti e stalagmiti di ghiaccio che hanno l’aspetto di gioielli. L’escursione base vi costerà intorno ai 50 euro, io lo consiglio, ma a voi la scelta! Clicca qui per info e prenotazioni.

The Lava Cave



Ma se questo non dovesse saziare il vostro appetito di bellezze naturali, sappiate che lo Snæfellsnes ha appena cominciato a regalarvi emozioni. E’ qui che troverete la Chiesa di Bùdir, una delle più fotografate d’Islanda e quando arriverete lì capirete il perchè. Si tratta di una piccola perla, adagiata nel bel mezzo del nulla, circondata da montagne color bianco soffice, le cui cime sono spesso nascoste tra la nebbia. Meravigliosa, a dir poco, ecco perchè può darsi che dovrete litigarvi l’angolazione migliore con fotografi eccezionali sul posto.

E’ giunta l’ora di dirigersi verso nord, in particolare verso una delle mete a cui ambivo maggiormente. Lungo il tragitto gustatevi il panorama. Fermatevi ad accarezzare i cavalli con le folte frange che abitano queste terre, a fotografare i grandi blocchi di ghiaccio che occupano i fiumi e a gustarvi lo scrosciare dell’acqua delle cascate che scorrono a pochi passi dalla strada.

Penisola dello Snæfellsnes



Poi eccolo li, in lontananza, con quella simpatica forma che conoscete bene e avete visto nelle scene di film e serie tv: il Kirkjufell. Superate Grundarfjordur di appena due kilometri e troverete sulla destra un piccolo parcheggino da cui potrete raggiungere la cascatella con cui viene sempre fotografato il pittoresco monte. E’ vero, un’inquadratura vista migliaia di volte, ormai poco originale, ma comprensibile ragazzi! Che spettacolo!

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Monte Kirkjufell, Penisola di Snaefellsnes, Islanda

Concludete in bellezza e arrivate al piccolo e tranquillissimo villaggio di pescatori di Stykkishólmur, arrivate al porticciolo e fermatevi all’ostello che qui vi troverete. Harbour Hostel si chiama e ha uno stile incredibile, non ve ne pentirete. 

Spero che riuscirete a riposarvi bene perchè la prossima giornata richiede pazienza e una lunghissima guidata. A marzo le strade all’interno dei fiordi occidentali sono chiuse per gran parte del tempo e questo purtroppo ci ha costretto ad escludere questo pezzetto di meraviglie, spingendoci a dirigerci verso Akureyri, la cittadina a nord che permette di raggiungere facilmente tutte le attrazioni nei dintorni. Non temete, la strada è in condizioni perfette, quasi sempre deserta, affiancata da panorami tra le montagne da togliere il fiato. La lunga guidata non sembrerà nemmeno così lunga.

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Sulla strada per Akureyri

La cittadina è davvero carina, ha un piccolo centro con negozietti e localini e si affaccia su di un grande lago. Consiglio una bella passeggiata notturna per gustarsi lo spettacolo delle luci della città che si riflettono nel lago, oltre al fatto che ad appena cinque kilometri salendo verso le montagne vi si pone davanti lo scenario perfetto per una caccia all’aurora boreale. Noi non siamo state fortunate, ma le condizioni in queste zone sono sempre perfette. Abbiamo dormito ad Acco Guesthouse.

Zona del lago di Myvatn


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Godafoss
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Grjotagja

Questo segmento di viaggio è stato in assoluto uno dei miei preferiti. Non so perchè ma il Nord è sempre la parte più affascinante di ogni Paese per me. L’Islanda ne è stata una splendida conferma. A una cinquantina di km da Akureyri si trova una grandiosa e splendida cascata: la Goðafoss. Godetevi la passeggiata, le tonalità dell’azzurro, la schiuma dell’acqua, l’aria frizzante e la quiete. Impostare i settaggi della macchina fotografica su questo panorama e godersi ogni scatto è davvero zen. Prendete poi la strada che gira intorno al lago Mývatn, ghiacciato in alcune parti a Marzo e troverete qui spettacolari scenari. Potrete salire sul Vindbelgur, con una passeggiata di una mezz’oretta, per godervi la vista dall’alto, per poi visitare il Dimmuborgir, letteralmente “Fortezza oscura”, un labirinto di formazioni laviche posto sulla sponda orientale del lago.

Proseguite lungo la strada e raggiungete Grjotagja, una chicca dalla sceneggiatura di Game of Thrones. Non è facilissima da raggiungere, su Google Maps troverete le indicazioni, ma la strada è un pò sconnessa. Non temete, andate avanti piano senza guardarvi indietro perchè non ve ne pentirete! Quando troverete un piccolo parcheggio sarete arrivati a destinazione anche se non vi sembrerà così, perchè da lì non vedrete altro che una fenditura tra le rocce. Calatevi nel buco senza timore e lo spettacolo che vi si presenterà vi toglierà il fiato (non solo per l’odore di zolfo). 

Un altra meravigliosa tappa sarà la zona della solfatara di Hverir, alle pendici del monte Námafjall dove il fango argenteo ribolle e la terra dalle sfumature dell’ocra e del rosso ti fanno pensare di essere su Marte. Scattate qualche foto e poi potrete godere dei benefici di questa attività geotermica e delle acque sulfuree perchè a pochi minuti di distanza troverete i Bagni Naturali di Myvatn. Un paradiso in terra accessibile anche alle tasche di noi gipsy tripper! Potrete stare a mollo come delle gallinelle da brodo, in piscine che vanno dai 38° ai 40°C, rilassandovi ed evitando le folle di turisti che popolano invece la celeberrima Blue Lagoon al sud.

Una doccia tutti nudi senza pudori e poi nel caso abbiate intenzione di fare del WhaleWatching l’indomani dirigetevi ad Husavik, che di questa attività è la capitale. Ogni mattina infatti dal porto di questo piccolo villaggio partono barche ed escursioni per l’avvistamento dei gentili e giganti cetacei. Onestamente noi abbiamo preferito evitare, perchè a marzo non è certo vederle, oltre al fatto che le avevamo già viste durante un altro viaggio, ma se ci tenete penso proprio che dobbiate tentare!

Noi abbiamo preferito dedicare una bella giornata all’esplorazione di tre cascate a nord-est: Selfoss, Dettifoss, Hafragilsfoss. Un’alternativa che vi farà passare una giornata immersi nella natura, osservando il profondo canyon scavato dal fiume Jökulsá, i grandi massi che tappezzano la strada e che di notte si trasformano in giganti, metre scattate foto tra gli spruzzi d’acqua gelata che si librano nell’aria e gli arcobaleni che questi creano.

Poi migrate verso est, noi ci siamo fermate a Egilsstaðir, una cittadina senza infamia e senza gloria, ma un buon punto di partenza per l’esplorazione dell’Islanda dell’est. La sera se avete ancora qualche forza in corpo dirigetevi verso Seyðisfjörður, un piccolo villaggio di pescatori che la sera secondo me indossa una veste magica, si copre di luci e di silenzio e regala un’emozione. Lungo il tragitto passerete in mezzo a montagne imbiancate e con un pizzico di fortuna il cielo vi regalerà uno spettacolo unico ed incredibile. Come una bella signora, che si fa aspettare..e aspettare..e aspettare ancora. Ma poi arriva, lascia senza fiato, ti invita a ballare tra fasci delle mille tonalità del verde e del rosa, per poi andarsene senza salutare, ma lasciando in te un ricordo così vivido da occupare un posto della tua memoria per tutta la vita: l’aurora boreale.

Lo spettacolo dell’aurora boreale



A questo punto del viaggio vi si prospetta davanti un’altra bella guidatona. Una panoramica sui fiordi dell’est partendo da Egilsstaðir fino ad arrivare ad Höfn, della durata di circa cinque ore, ma che verranno rese una favola da tutti i magnifici scenari che vedrete susseguirsi all’orizzonte. Bianche montagne che si specchiano nei più limpidi laghi, scogliere a picco sul ceruleo Mar di Groenlandia e poi ancora infinite spiagge di sassi neri, alternate da sterminate distese di gialla steppa in cui brucano mandrie di renne. Poi ancora ancora fari dai più colorati ai più futuristici, stormi di volatili chiassosi, infinite strade sterminate.. Insomma, qualcosa che vale la pena vivere.

I fiordi orientali



Se riuscite a completare il giro, arrivando ad  Höfn avrete finalmente bisogno di riposarvi! Vivissimamente consiglio un posticino incantevole a soli dieci minuti, sotto una cascata, tra le braccia delle montagne, in mezzo al nulla: Setberg Guesthouse, una fattoria in tipico stile islandese per una piacevolissima permanenza. Un simpatico e garbato signore, un affettuoso cane e ben centoventi pecore vi daranno il benvenuto! E se siete fortunati come lo siamo state noi potrete assistere allo spettacolo dell’aurora boreale a due passi dalla vostra stanza. Magnifique!!

Höfn è un ottimo punto di partenza per la visita poi del Sud dell’Islanda. Svegliatevi presto e dirigetevi verso la laguna glaciale del Jökulsárlón. Purtroppo se partirete come noi a marzo non abbiate grandi aspettative, questa tappa riserva emozioni ben più forti in estate, quando il lago è pieno di blocchi di ghiaccio sui quali le foche fanno una siesta, ma tanto vale comunque farci una capatina. L’atmosfera è comunque davvero rilassante, grazie allo scricchiolio dei ghiacci, il rumore delle onde e qualche gabbiano che gracchia. Inoltre basterà attraversare semplicemente la strada per raggiungere la Diamond Beach, e se avrete un pochettino di fortuna sulla sabbia nera troverete adagiati centinaia di frammenti di ghiaccio luccicanti che ricordano davvero dei diamanti.

Jökulsárlón e Diamond Beach



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Ora potrete passare oltre e raggiungere il Parco nazionale Skaftafell, per chi ama camminare vi indico qui un sito in cui potrete pianificare dei trekking, ma raggiungendo in macchina il centro visitatori del parco vi verranno fornite tutte le indicazioni di cui avrete bisogno. Noi abbiamo scelto un percorso semplice della durata di circa un paio di ore, perchè il nostro desiderio era quello di vedere (e strafotografare) la celeberrima cascata di Svartifoss con le sue colonne di basalto. Mi raccomando.. scarpe comode e impermeabili, il fango potrebbe arrivarvi alle caviglie ahah 🙂

Svartifoss


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Tra le attività invernali più gettonate sta prendendo piede la visita delle ice cave, per il loro azzurro ipnotico e la loro potenza di attrazione e seduzione. Ricordate di prenotarla con largo anticipo, ma attenzione! Anche se prenotere, la visita purtroppo non potrà essere garantita! Noi ci tenevamo tanto a visitare la celebre Crystal (tanto che ne abbiamo prenotato alla modica cifra di 160€ a capoccia), ed eravamo davvero cariche e felici……. peccato che l’escursione è stata cancellata a causa di un’alluvione che non rendeva sicura la permanenza all’interno delle grotte.

Quindi se anche voi avete intenzione di fare questo tipo di attività, controllate sempre la mail il giorno prima, potrebbero arrivare brutte notizie di crolli o allagamenti. In ogni caso, se dovesse succedere, potrete recuperare almeno parte dei nostri soldi aderendo gratuitamente all’hike sul ghiacciaio e visita ad una ice cave minore che vi verrà proposta dalla stessa compagnia. Entusiasmante no, ma comunque interessante vedere le lingue del ghiacciaio da così vicino e affascinante l’azzurro gelido del ghiaccio della cava.

Fatta anche quest’esperienza si riparte alla volta di Reynisfjara Beach, la spiaggia delle gigantesche colonne di basalto, della sabbia nera, delle onde fragorose. Una meta perfetta se non fosse per le orde di goffi turisti chiassosi, ma mettiamo da parte la sociopatia e godiamoci comunque il momento e il vento tra i capelli.

A pochi chilometri da questa spiaggia potrete trovare il punto panoramico che da sull’arco nel mare, il promontorio Dyrhólaey. Qui sarà decisamente più tranquillo forse a causa delle condizioni orribili della strada che porta sino in cima, ma la fatica nella salita verrà pienamente ripagata! Se riuscite programmate questa tappa per il tramonto per un tocco di lilla e rosa romantico.

Reynisfjara Black Sand Beach e Dyrhólaey Cape



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Incantevole giornata, ma ora è ora di riposare. Stora mork III è quello che fa per voi: una bella fattoria gestita da una meravigliosa famigliola.

Il giorno seguente potete mettere in programma due splendide cascate nel sud Islandese. Una di queste è Skógafoss, la quale non è tra le mie preferite, ma comunque si tratta di una forza imponente, larga 25 metri per 60 di altezza! Se avete la fortuna di visitarla in un giorno di sole i raggi, colpendo le gocce d’acqua sollevate dagli spruzzi, daranno origine a splendidi arcobaleni. A destra del salto potrete arrampicarvi su una scalinata di circa 700 gradini per una visuale dall’alto. Avvicinatevi più che potete, sentirete le gelide gocce bagnarvi il viso, uno spasso, oltre al fatto che una leggenda dice che chiunque si bagni nelle sue acque possa ritrovare un oggetto perduto e a lungo cercato.. dunque buona fortuna!

La seconda, Seljalandsfoss invece l’ho trovata molto più interessante, con una sorta di fascino selvaggio. Qui potrete prendere il sentiero che arriva fino al retro della cascata, per avere una visuale diversa da tutte le altre! Unica.

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Seljalandsfoss

Purtroppo la nostra giornata è terminata qui perchè ci ha sorprese una forte bufera con venti fino a 170km/h e non ci sembrava il caso di proseguire in queste condizioni, così siamo tornate a Stora Mork e abbiamo atteso che il vento si placasse. Purtroppo abbiamo dovuto attendere fino alla mattina seguente. Aspettatevi anche questi intoppi.

Come tutti saprete il sud è famoso per il fatto che tutti i punti di interesse si raggruppano lungo la strada principale. Questa è una delle mete più turistiche di tutta l’Islanda, in ogni stagione e giorno della settimana troverete orde e orde di turisti che affollano le pur belle tappe di questo circolo che viene chiamato Circolo D’Oro. Lo stesso nome non ha radici nella storia islandese, ma è stato usato solo per questioni di marketing, quindi sociopatici gipsy tripper munitevi di santa pazienza, dovrete reinserirvi nella matassa sociale, con tutti gli aspetti negativi che ne derivano.

Golden circle


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Bruarfoss – the bluest waterfall

In ogni caso non disperate, anche in questo contesto l’Islanda saprà saziare la vostra brama di luoghi da sogno. Partite da Kerið, un laghetto formatosi nel cratere di un vulcano dormiente, che noi abbiamo trovato nella sua invernale veste di ghiaccio. Proseguite con Gullfoss, una cascata scenografica e teatrale con il suo doppio salto, per poi raggiungere Geysir, attivissima dal punto di vista geotermale. Infatti qui troverete due geyser tra i più conosciuti e visitati: l’originale Geysir e il più piccolo Strokkur. Un tempo Geysir eruttava getti d’acqua alti fino a 80 metri, ma ora è da lungo tempo che “dorme”, mentre il più piccolo fornisce spettacoli regolarmente ogni 5 minuti circa. Lasciate un po’ di energie per il Parco Nazionale del Þingvellir, un luogo forse più stuzzicante d’estate con la vegetazione rigogliosa, ma comunque vale la pena fare una passeggiata tra le gole e le faglie.

Una gemma nascosta che noi abbiamo scoperto ma non viene segnalata quasi mai nelle guide turistiche, io voglio condividerla con voi sperando che vi lasci increduli e a bocca aperta come è successo a me. Si tratta di una cascata (giura?), molto piccola rispetto a tante altre viste lungo il percorso, ma con una peculiarità incredibile: attraverso rocce nere come la pece scorrono acque di un colore azzurro intenso, che le hanno conferito il titolo di “bluest waterfall in Iceland”. Si chiama Bruarfoss e la troverete alla fine di un percorso di 3,5km da un piccolo parcheggino in cui troverete il cartello riportante questo nome. In mancanza di voglia di camminare tanto o di tempo, come noi, potrete seguire le indicazioni di google maps: anche se vi porterà ad entrare in una via privata, gli abitanti del luogo sanno di non poter custodire così gelosamente il segreto di una tale meraviglia e saranno bendisposti a lasciarvi passare. Seguite poi il rumore dello scorrere dell’acqua, attraversate un piccolo ponticello poi dirigetevi a destra lungo il percorso. Un paio di minuti e… pronti ad innamorarvi per un’ultima volta della Terra Islandese.

Abbiamo concluso la giornata riportandoci nelle vicinanze dell’aeroporto ma concedendoci un ultimo momento di relax nella piscina pubblica di Lágafellslaug
(Lækjarhlíð 1a, 270 Mosfellsbær). Qui troverete scivoli acquatici, una piscina con corsie all’aperto riscaldata e le mitiche HOT TUBE. Ne troverete ben quattro con varie temperature dai 38° ai 43°C con anche un idromassaggio, una sauna e una vasca di acqua gelida.

La nostra avventura islandese purtroppo si conclude qua, senz’altro con un arrivederci. Spero di avervi fatto sognare un po’ con i racconti delle esperienze che mi hanno emozionata e con le mie foto, ma soprattutto di esservi stata almeno un pochino utile nella pianificazione di un viaggio da sogno.

Se avete dei dubbi o delle richieste non esitate a scrivermi. Grazie per avermi letta.

CIAO GIPSY TRIPPERS! Buona Islanda!!

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